domenica 19 dicembre 2010

Sophia

Una mattina come tante, fuori nevica e tutto è ricoperto da un soffice tappeto bianco, la casa è fredda, a quest'ora i riscaldamenti non sono ancora partiti, tutto è buio e silenzioso, a stento si riconoscono le ombre più scure dei mobili.
Sophia barcolla ancora, annebbiata da una notte insonne, cammina a piedi nudi, trascinandosi un pò ed ad ogni passo il gelido pavimento la fa fremere.
Arriva piano in bagno, questa è la stanza della casa che ama di più, quella che sente più sua, tutto è in ordine, tutto ha un suo posto preciso e, lei anche al buio si sa muovere senza esitazioni.
Fuori dal grande finestrone è ancora notte, il lampione poco distante rischiara le figure di esili alberi spogli incurvati dal peso della neve.
Sophia accende le fioche luci della grande specchiera, appoggia entrambe le mani sul bordo del lavandino e inizia ad osservare il suo riflesso.
Come sempre Sophia non si riconosce in quell'immagine, nel suo cuore pensa che lei non sia realmente così, quella figura non le somiglia si dice con convinzione, resta immobile con lo sguardo pronto a cogliere un qualsiasi accenno di movimento da quel riflesso, come aver prova che dall'altra parte non ci sia solo un riverbero ma un altra persona in carne e ossa.
Sophia ha gli occhi verdi, gli occhi di un verde indecifrabile, a volte variano dal grigio al marrone e spesso si chiede a cosa deve questi cambiamenti dell'iride, la pupilla nera è grande, pronta a cogliere ogni  minuscolo spiraglio di luce, la sua pelle è bianca come il latte, il naso alla francese è un dono di sua madre e le sue labbra carnose e rosa, da sempre sono ladre di complimenti e sensuali desideri.
Rimane così alcuni minuti ad osservare il suo viso, mentre il gelo le ghiaccia i piedi, Sophia sente il freddo farsi strada, penetrare fino alle ossa. Lascia cadere a terra i suoi vestiti ed entra nella vasca vuota, appoggia dolcemente il suo corpo alle fredde pareti di ceramica, intirizzita rannicchiandosi stretta stretta a se, infine apre l'acqua e chiude il tappo.
Indugia così, ferma, immobile come ipnotizzata dal fragore del caldo liquido, che batte sulle pareti impetuoso come una cascata, assorta nei suoi pensieri, guardando il vapore salire e appiccicarsi alle pareti, finchè piano il livello dell'acqua sale consentendole finalmente di distendere un pò le gambe.
Sophia osserva la sua pelle, ogni singolo segno, ogni piccola cicatrice viene riconosciuta dalle sue mani,che lentamente scivolano tra le curve del suo corpo, ogni livido le provoca una morsa allo stomaco e la pervade con una sgradevole sensazione di nausea, ora la vasca è quasi piena e finalmente si può immergere completamente; chiude gli occhi e inizia ad ascoltare il suono ovattato dell'acqua, mentre i suoi pensieri vagano e si fondono in essa.
Rimane così fino a quando il bisogno di ossigeno è tale da obbligarla a tornare in superficie per riprendere fiato, esce con la bocca aperta pronta a ingoiare più aria possibile, in un grosso respiro, vorace e affannoso sente i polmoni allargarsi e stringersi dentro il suo torace in una morsa di dolore.
Si siede, i capelli bagnati incollati al volto e, mentre il respiro piano torna regolare si guarda intorno: la stanza è interamente coperta da una fitta nebbiolina, le sue braccia ricoperte da piccole gocce di rugiada fumano di condensa, cerca a tentoni la sua spugna ed inizia a strofinarsi con ossessione ogni singola parte del corpo; strofina fino a sentire la sua pelle bruciare, fino a vederla colorire di rosso, fino a soffrirne, lava, strofina, insapona, sciacqua e ricomincia.
Riguarda la sua pelle arrossarsi ad ogni singolo passaggio e assapora il bruciore che ne provoca, come se cercasse in quel modo di lavar via i suoi pensieri cupi; poi si immerge nuovamente.
Ora Sophia tiene gli occhi aperti, osserva il soffitto attraverso l'acqua mentre ascolta il battito del suo cuore, il suono le arriva amplificato, quasi assordante, sembra voglia esplodere tra quelle pareti di ceramica.
Esce ed appoggia la testa alla sponda della vasca, finalmente si sente libera, in pace e si abbandona in quell'avvolgente calore.
Qualche minuto dopo sophia è in piedi, sul pavimento si è creata una piccola pozza, la pelle prima candida ora è colorita di un intenso rossore, dovuto al caldo e allo sfregamento, osserva il suo corpo umido e le sembra che così abbia un aspetto più sano, più vivo.
Nuda si porta nuovamente di fronte al grande specchio, tra spazzole, pennelli e trucchi prende un panciuto vasetto di crema ed inizia con meticolosità ad accarezzarsi il corpo con essa.
La crema così fredda, sulla pelle rovente e infiammata, provoca bruciore ma lei non ci fa più caso e continua nel suo rituale.
Assapora il profumo che emana, lo respira con avidità fino a farlo scendere al cuore e così facendo le si stringe la gola e viene assalita da un malinconico magone, si ferma, ricaccia dentro se le lacrime, fa un bel respiro, si asciuga adagio i lunghi capelli corvini e lentamente raggiunge la camera.
La stanza è grande e le pareti colorate di un color porpora intenso, l'armadio grande di noce, imponente nella sua struttura sembra occupare un'intera parete, nel mezzo un grande letto in ferro battuto con lenzuola di cotone bianco ricamate a grossi fiori viola, rapisce lo sguardo, sotto di esso un enorme tappeto rotondo dai toni caldi.
Al centro del letto, acciambellato sul piumino, il suo gatto, un magnifico esemplare di certosino grigio blu, il felino alza lo sguardo sornione, allunga le zampe davanti stiracchiandosi in un maestoso sbadiglio, per poi tornar ad abbandonarsi al suo dolce sonno con grezza indifferenza.
Sophia fermatasi sul tappeto, sceglie dal vecchio comodino in ferro battuto un completo di pizzo nero con nastrini color rosa antico, è uno dei suoi preferiti e la fa sentire sensuale, a volte pensa che sia un vero peccato che sia solo lei a poterne godere la bellezza. Prende i jeans che aveva precedentemente preparato e appoggiato al letto e, rimanendo in equilibrio precario inizia a infilarseli con ammirabile destrezza, come vorrebbe avere un paio di taglie in meno, pensa sconsolatamente.
Infila una felpa, quella nera con il teschio le imprime forza e sicurezza e lei la adora, infine si siede nel bordo del letto e rimane così, qualche istante come a cercar la forza di rimettersi in moto.
Si mette le scarpe con un gran sospiro e torna in bagno, con una matita nera si contorna gli occhi, così le sembrano più intensi, quella si dice è la maschera che porterà oggi.
Si lancia un mesto sorriso, spegne la luce, saluta il gatto e se ne va.
Un nuovo giorno è iniziato e lei adesso finalmente è pronta a viverlo.
Domani Sophia tornerà di nuovo davanti al grande specchio, tornerà ad affliggere la sua pelle nella speranza di lavar via le sue preoccupazioni.
Domani Sophia tornerà tutt'uno con l'acqua e le sue lacrime si scioglieranno nuovamente in quel caldo torpore.
Domani Sophia morirà ancora un  pò, annegata nei suoi dolori, per poi rinascere come una fenice dalle sue ceneri in nuovo domani.



SOPHIA

One morning like any other, it's snowing outside and everything is covered with a soft white carpet, the house is cold at this time the heaters are not yet parties, everything is dark and quiet, you barely recognize the darkest shadows of the furniture.
Sophia still staggering, blurred by a sleepless night, walking barefoot, dragging a bit and at every step on the floor cold shudder.Comes up in the bathroom, this is the room of the house he loves most, he feels that his most everything is in order, everything has its correct place and, even in the dark you know you move without hesitation.Outside the large window is still night, the nearby streetlight illuminates the curved shapes of slender leafless trees on the weight of snow.Sophia turns on the dim lights of the big mirror, puts both hands on the edge of the sink and began to observe his reflection.As always, Sophia does not identify with that image in his heart he thinks she is not really so, that figure does not look like it is said with conviction, remained motionless with his eyes ready to catch any hint of movement from that reflection, as have evidence that the other side there is only a reflection but another person in the flesh.
Sophia has green eyes, the eyes of a green indecipherable at times vary from gray to brown and often asks what should these changes of the iris, the pupil black is great, ready to capture every tiny chink of light, its skin is as white as milk, nose to the French is a gift from her mother and her full lips and pink have always been thieves, compliments and sensual desires.
They leave a few minutes to look at his face, while the cold freezes the feet, Sophia feels his way from the cold, penetrating to the bone. To drop her clothes and into the empty bathtub, his body rests gently on cold walls, ceramic numb snuggling tight as if to finally open water and close the cap.It lingers, still, still as mesmerized by the roar of the hot liquid, which flies on the walls like a rushing waterfall, deep in thought, watching the steam rise and sticking to the walls, the floor water level rises until finally allowing it to stretch a little legs.Sophia keeps his skin, every sign, every little scar is recognized by both his hands, slowly slipping through the curves of her body, every bruise the stomach and causes a vice pervades with an unpleasant feeling of nausea, the bathtub hours is almost full and at last you can immerse yourself completely, closes his eyes and begins to hear the muffled sound of water, while his thoughts wander and blend in it.
It remains so until the need for oxygen is likely to force it to return to the surface for breath, he goes out with his mouth open ready to swallow as much air as possible, in a deep breath, wheezing and feeling ravenous lungs expand and squeeze into his chest in a grip of pain.He sits down, her wet hair stuck to his face, and while the regular returns ranging plan looks around: the room is entirely covered by a thick mist, his arms covered with tiny drops of dew condensation smoking, groping for his sponge and begins to rub every part of the obsession with body rubs up to feel his skin burn up to see colors of red, to suffer, washes, scrubs, soap, rinse and start again.It covers his skin to redden and enjoy every single step that causes the burning sensation, as if trying in this way to wash away his gloomy thoughts, and then plunges again.Sophia now has her eyes open, look at the ceiling through the water while listening to the beat of his heart, comes the sound amplified, almost deafening, seems to want to explode among the ceramic walls.Comes out and leans her head to the side of the tank, finally feels free, in peace and leave in quell'avvolgente heat.A few minutes after Sophia is standing on the floor has created a small pool, the first white skin is now a colorful intense redness, heat due to friction and, watching his body wet and looks like it has a more healthier, more alive.Brings you naked in front of large mirror, including brushes, paint brushes and tricks takes a big-bellied jar and began meticulously to caress the body with it.
The cream so cold, hot and inflamed skin, cause burning but she has no longer the case and continues in its ritual.Enjoy the aroma that emanates, it breathes with greed till it get to the heart and thereby tightens the throat and is attacked by a melancholy Magone, stops, pulling them inside your tears, takes a deep breath, wipes the adage long black hair and slowly reaches the room.The room is big and colorful walls of a deep purple, the great walnut wardrobe, impressive in its structure seems to occupy an entire wall in the middle of a large wrought iron bed with crisp white cotton embroidered with large purple flowers , catch the look, below it a huge round rug in warm tones.At the center of the bed, curled up on the quilt, her cat, a magnificent example of painstaking gray blue, the cat looks up slyly, stretch their legs stretching in front of a majestic yawn, and then return to surrender to sleep with her sweet crude indifference.
Sophia fermatasi on the carpet, choose from the old wrought iron table complete with a black lace with pink ribbons old, is one of his favorites and makes her feel sexy, sometimes think it is a pity that she is only able to enjoy the beauty. Take the jeans he had previously prepared and placed in bed and remained in the balance starts shoving it with admirable dexterity, as he would like to have a couple of sizes smaller, think disconsolately.He sticks a sweatshirt, the black one with the skull gives it strength and security and she loves it, then sits on the edge of the bed and remains so, as a moment to seek the strength to get back on the bike.You put your shoes with a deep sigh and returned to the bathroom, you skirt with a black eye pencil, so seem more intense, that it says is the mask that will lead today.
It launches a sad smile, turn off the light, say goodbye to the cat and walks away.A new day has begun, and now she is finally ready to live it.
Sophia will come back again tomorrow before the big mirror, will return to plague his skin, hoping to wash away his worries.
Sophia will be back tomorrow at one with the water and his tears will melt back into the heat torpor.
Tomorrow Sophia died a little, drowned in his sorrow, and then be reborn like a phoenix from its ashes in again tomorrow.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

è ricorrente in questi post il tema dell'immagine riflessa.. tutti abbiamo due volti, ciò che siamo e ciò che mostriamo. purtroppo il mondo ci impone di crearci queste corazze, per non esserne travolti.

Andrea ha detto...

Ciao Sun!
Come stai? Certo potrei tranquillamente leggere tra le righe come stai, ma vorrei tanto non fosse così.
Da quanti anni ci conosciamo 25, quanti ne abbiamo trascorsi assieme 10.
Insomma mi manca questa tua malinconia, scrivi sempre benissimo ciao un bacio!

ANONIMO
Tu non hai idea della corazza che si porta addosso questa donna.
E' speciale, lo è sempre stata e sono fiero di essere suo amico.

Anonimo ha detto...
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